Io e Beethoven
Regia: Agnieszka Holland
Con: Ed Harris, Diane Kruger, Matthew Goode, Joe Anderson
Distribuzione: Nexo

Gira che ti rigira il migliore omaggio reso a Beethoven dal cinema resta proprio quello di Stanley Kubrick con la sua opera più controversa: Arancia meccanica. E ciò non solo per un'evidente difficoltà a rappresentare l'eroe romantico “posseduto da un ego titanico”, ma per l'esigenza di far coincidere l'evoluzione musicale del genio di Bonn con il suo declino fisico (la sordità) e mentale (la presunta follia).

Dunque, ad eccezione di Un grande amore di Beethoven (1936) diretto da Abel Gance, il regista dell'epico Napoleone (1927), fioccano le mediocri biografie cinematografiche sul celeberrimo musicista che indugiano sugli ardori di gioventù (Il magnifico ribelle, 1962), sulle relazioni amorose vere o supposte (Amata immortale, 1994), sulle disavventure familiari (Il nipote di Beethoven, 1985) e sulla genesi delle opere più significative (Eroica, 1950).

Io e Beethoven, diretto da Agnieszka Holland (Europa Europa, Il giardino segreto, Raccolto amaro…) non si distingue particolarmente per qualità dai titoli sopra citati, tuttavia, presenta alcuni elementi narrativi d'indubbio interesse, unitamente al lodevole impegno di Ed Harris nei panni dell'anziano compositore, al capolinea della sua esistenza (si spense a soli 57 anni il 26 marzo 1827) e della sua vis creativa.

Il motivo più originale della vicenda consiste nella presenza di un personaggio femminile del tutto fittizio durante l'ultimo triennio di vita dell'autore del Fidelio, la giovane e bellissima Anna Holz (Diane Kruger), allieva del Conservatorio di Vienna, la quale, per alcune fortuite circostanze riesce a diventare la copista esclusiva del Maestro, nonché sua stretta collaboratrice, proprio nell'imminenza della Prima della Sinfonia Numero Nove, la sublime “Corale”.

In seguito ai continui scontri con il collerico artista, che l'offende canzonando volgarmente le sue pur promettenti composizioni, Anna Holz si allontana bruscamente costringendolo a scusarsi e a prendere atto della insostituibilità di quella creatura fedele e sensibile. La Nona, diretta dallo stesso musicista riscosse - come si sa - uno straordinario successo, nonostante le rivoluzionarie novità apportate. Parte del merito va però attribuita alla tenacia e alla pazienza certosina di quella ispirata ventenne.

La sequenza più toccante del lungometraggio è proprio quella in cui è la musica a prevalere. In circa dieci minuti (dei 100 complessivi) la Nona Sinfonia, per quanto compressa, viene dignitosamente rappresentata per la soddisfazione dei musicologi, i quali di certo avranno da ridire anche su questa registrazione Decca del 1996 (della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam diretta da Bernard Haitink) eseguita in playback dall'Orchestra sinfonica e dal Coro di Kecskemet, località non molto distante da Budapest, dove è stato girato il film di produzione anglo-ungherese.

Nonostante gli sforzi realizzati, e fatta eccezione per l'Inno alla gioia eseguito nella sequenza appena nominata, Io e Beethoven non riesce ad emozionare più di tanto. La messinscena, sicuramente, non è paragonabile all'Amadeus di Milos Forman, punto di riferimento di tutti i biopic a sfondo musicale, anche per l'evidente differenza di budget, tuttavia, lo spirito del tempo è ben disegnato. I pregi, però, riguardano principalmente la prova di Ed Harris che ben si distingue nel ritrarre solitudine e disperazione come linfa del processo di creazione artistica.

L'attore, originario del New Jersey, riesce, infatti, a dare l'idea del rapporto esclusivo che lega Beethoven all'Altissimo, il quale lo ha eletto traduttore dei suoni della Natura. Dio, inoltre, gli avrebbe volutamente procurato la sordità per fargli ascoltare, senza ulteriori disturbi, la “Sua Musica”, ovvero il linguaggio esclusivo con cui l'Onnipotente comunica con gli artisti eletti. Ma Harris è anche bravo a rendere la tensione tra ispirazione e realizzazione, e a dare plausibilità al rapporto con la sua musa bionda. Una frequentazione non solo platonica, come appare nel film: la regista ha - giustamente - ritenuto di dover tagliare le scene erotiche già girate in precedenza. I più pignoli potranno, tuttavia, sperare di ritrovarle tra i contenuti speciali del dvd che uscirà tra qualche mese. Per ora non possiamo che accontentarli con la versione per il cinema...

CLAUDIO LUGI